diario daniele cassioli

22 marzo 2018

Si sente spesso parlare di comunicazione non verbale e in un precedente articolo abbiamo parlato di come il parlato possa fornire molte più informazioni del semplice contenuto. In questo articolo riflettiamo sulla postura, quando il corpo parla.

Il nostro corpo manda dei messaggi dei quali possiamo essere più o meno consapevoli e che spesso ci aiutano a esprimere o a interpretare.

Nella mia esperienza con persone con disabilità sensoriali ho compreso come due persone possano comunicare anche attraverso i corpi e di come questi riescano a “danzare” durante una conversazione.

In merito proviamo a pensare a un bambino che è in braccio alla sua mamma: inizialmente si avvicina a lei e la tocca per farle capire che vuole stare tra le sue braccia, poi la mamma lo porta all’altezza del suo petto e in base alla posizione che lui assume si capisce se ha bisogno di essere protetto rannicchiandosi e appoggiando la testa all’altezza della spalla oppure se ha bisogno di un tocco deciso e intenso come un abbraccio.

A differenza di quanto si pensi il corpo risulta essere fondamentale anche con persone con disabilità visiva perché quella vicinanza del corpo o quella chiarezza della voce sono degli ottimi mezzi di comunicazione.

Ritornando all’esperienza di prendere in braccio un bambino io ho provato intense sensazioni con i bambini non vedenti perché loro hanno una maggiore sensibilità e una maggiore capacità di adattare il proprio corpo e quello dell’adulto fino a raggiungere un equilibrio. Alcuni bambini stringono forte la mani al collo e le braccia intorno alla vita per rimanere stretti, mentre altri si sdraiano sul corpo dell’adulto e dopo aver chiesto di intonare una canzone appoggiano il loro orecchio sul busto che fa da cassa di risonanza.

Non sottovalutate la posizione del vostro corpo o la vicinanza/distanza con una persona non vedente o ipovedente, loro sapranno vedere e non preoccupatevi di come ci riescano.

Dott.ssa Samantha Bruno

psicologiaapezzi.com            

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