Lo sport può diventare quel pezzo di strada che c’è tra noi e la felicità.

Sono nato cieco, a Roma, il 15 agosto 1986.
La mia passione per lo sport arriva molto presto. All’età di tre anni inizio a praticare nuoto e successivamente karate. Nel 1994 la mia prima esperienza sugli sci insieme al Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi che per me continua ad essere una magnifica palestra di vita. Nell’estate del 1995 comincio la mia avventura con lo sci nautico, nella categoria V1 Vision Impaired. A soli 10 anni entro a far parte della squadra nazionale italiana paralimpica di sci nautico e dal 1998 partecipo a gare internazionali.
Al mio esordio agli Europei in Giordania, proprio nel ’98, conquisto nello slalom la medaglia d’argento, a cui sono seguiti tanti altri successi. Ad oggi ho vinto 25 titoli mondiali, 25 europei e 41 italiani e detengo i record del mondo delle tre discipline in cui gareggio: slalom, figure e salto.
Tratto lo sport come un amico, come se esistesse in carne ed ossa. Un amico importante, che stimo e a cui sono grato.
Insieme ai miei genitori, è stato il primo a trattarmi come “Daniele che sa fare” e non come Daniele che non sa vedere. Per questo motivo, nel mio libro “Il vento contro” ho inserito una vera e propria lettera d’amore allo sport.
Crescendo mi sono reso conto che la mia storia poteva essere da stimolo per altre persone.
Tutti gli sport dimostrano che quando si decide di mettersi in gioco, al di là del risultato, non si perde mai.
Lo sport è quel pezzo di strada che c’è tra noi e la felicità.
Proprio per questo, all’attività di atleta recentemente gratificata con la più alta onorificenza in Italia da parte del Comitato paralimpico ovvero il Collare D’oro, voglio crescere come dirigente sportivo per restituire ciò che dallo sport ho imparato. Sono nel consiglio nazionale del Cip e ho fondato da poco la Real Eyes Sport A.S.D., un’associazione che ha come mission quella di avvicinare i non vedenti alla pratica sportiva.
L’infortunio alla spalla del marzo 2016 ha rappresentato un brusco stop per la mia vita da sciatore, ma è stata anche l’occasione per dedicarmi ad altre attività: oltre a quella con i bambini, mi sono avvicinato alla scrittura. Sono riuscito a mettere nero su bianco la mia storia, parlando della cecità ad un pubblico più ampio partendo dallo sport, un’attività che unisce tutti.
Così è nato Il Vento Contro, il mio primo romanzo edito da De Agostini, che tratta, dal mio punto di vista, temi quotidiani: dalla vita di coppia alla paura di non essere all’altezza.
Grazie al tour di presentazione del romanzo ho avuto l’occasione di incontrare la cittadinanza, i ragazzi delle scuole e di avvicinarmi alle aziende per lavorare insieme durante le convention o in laboratori personalizzati di team building sui temi come motivazione, collaborazione, leadership, consapevolezza, atteggiamento positivo e fiducia.
Il mio percorso da studente l’ho vissuto in tutto e per tutto da ragazzo normale: prima il diploma al liceo classico, poi la laurea in fisioterapia, un corso da osteopata e tanti anni in ambulatorio come libero professionista. Da qualche tempo ho capito che forse sono venuto al mondo per fare altro e quindi mi dedico alla formazione nelle aziende e non solo e all’avviamento allo sport dei bambini con disabilità visiva. Non rinnego il passato da fisioterapista che tanto mi ha dato nei 10 anni in cui ho esercitato anzi ringrazio quasi quotidianamente il valore aggiunto che mi ha portato questa professione straordinaria. Semplicemente ho voltato pagina, una delle cose più belle che possiamo fare nella vita è proprio la scelta di poter riscrivere la nostra storia anche quando siamo adulti.
Ecco chi è Daniele Cassioli, una persona come tante altre che ha fatto del proprio limite un punto di forza. Più che raccontare dove sono arrivato, quando faccio formazione, racconto da dove sono partito perché ognuno di noi, prima o poi, si trova a dover ripartire e non sta scritto da nessuna parte che essere cieco sia più grave delle difficoltà di ognuno di voi.
Non esistono problemi di serie A o serie B. Esistono atteggiamenti di serie A o serie B e sono questi, alla fine, che fanno la differenza.