Strumenti compensativi: sì o no?


Strumenti compensativi: sì o no?

L’espressione “Strumenti compensativi” si è ampiamente diffusa negli ultimi
anni nel mondo scolastico per indicare gli strumenti utili agli alunni per
supportare il loro apprendimento.

Tra insegnanti e corsi di formazione spesso si accendono dibattiti a fronte
dell’interrogativo “Strumenti compensativi sì o no?”. Chi risponde di no
giustifica la propria scelta affermando che dando agli alunni questi strumenti
si teme che quest’ultimi si adagiano sugli allori e che non apprendano delle
nozioni o delle procedure importanti. Dall’altra parte chi risponde di sì
afferma che alcuni alunni hanno bisogno di questi strumenti e pertanto è
necessario fornirli loro.

Forse come spesso accade non sono sbagliate le risposte, ma è sbagliata la
domanda. La domanda più adeguata per orientare le nostre scelte è: 

“La fatica che l’alunno fa senza strumento
è una fatica utile?
”.

Soffermiamoci a riflettere su che cos’è una fatica utile affinché non si
creino fraintendimenti.

Con questa espressione intendiamo uno sforzo che a fronte di un impegno
ripaga con il raggiungimento dell’obiettivo prefissato o l’avvicinamento ad
esso.     
Un esempio classico che possiamo prendere dal mondo dello sport è la
fatica dell’allenamento che migliora le prestazioni durante le gare.

Di conseguenza domandiamoci: “La
fatica esercitata dall’alunno per svolgere questa attività è utile per il suo
apprendimento?
”.

Nessuno si sognerebbe di togliere degli occhiali a un alunno miope seduto
all’ultimo banco, perché ormai risulta evidente a tutti che questo inciderebbe
negativamente sul suo apprendimento. Al contrario per molti anni chi portava
gli occhiali è stato preso in giro con espressioni come “Quattr’occhi” e
costoro si sono vergognati di poter utilizzare uno strumento compensativo. Il
tempo ha permesso a tutti di capire eliminando così prese in giro e permettendo
l’utilizzo degli occhiali a chi ne ha bisogno.

Confido nel fatto che il tempo ci aiuterà a capire come utilizzare gli
strumenti compensativi, ma sono altrettanto convinta che se vedessimo le
persone e non gli stereotipi, o le diagnosi, riusciremmo a migliorare
l’apprendimento dei nostri alunni in tempi più brevi.

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