diario daniele cassioli

15 febbraio 2018

Ogni giorno ci capita di interagire con diverse persone e lo facciamo con naturalezza senza che ci appaia difficile. D’altra parte “il parlato” ci fornisce numerose informazioni: non è importante solo il cosa ci dice l’altra persona ma anche il come, il quando e il dove, tutti indizi che noi cogliamo in automatico ma sui quali non sempre ci fermiamo a riflettere.

Il lavoro con persone con disabilità sensoriali mi ha permesso di diventare più sensibile ad alcune informazioni del parlato di cui prima non ero pienamente consapevole. Nella concezione comune la persona con disabilità è caratterizzata solo dalla mancanza o dall’assenza, ma nella mia esperienza ho avuto modo di capire invece che la natura umana in carenza di una informazione cerca altri indizi in grado di dare indicazioni simili.

I bambini ciechi e ipovedenti mi hanno reso più consapevole di alcune caratteristiche del parlato. Parlare ad una velocità più o meno elevata; essere rivolti verso una persona oppure no; utilizzare la voce in un modo piuttosto che in un altro sono tutte caratteristiche che veicolano e contraddistinguono il messaggio che noi stiamo mandando.

Soffermandosi sulla voce possiamo distinguere le caratteristiche stabili da quelle variabili.

Le prime sono l’estensione, parola che indica tutti i suoni, dal più grave al più acuto, che la voce umana può produrre; e il timbro, che consente all'ascoltatore di identificare la fonte sonora, rendendo la voce di una persona distinguibile da quella di un’altra.

Le seconde, le caratteristiche variabili, sono l’intensità, più comunemente conosciuta come il volume sonoro, ossia la qualità che distingue i suoni in deboli da quelli forte; e l’altezza o frequenza, che permette di differenziare un suono acuto da uno grave.

Modificando un suono in base alla sua intensità e alla sua altezza possiamo dare maggiori informazioni in merito al messaggio che vogliamo inviare e possiamo anche esprimere il nostro stato interno, infatti se pensiamo alle emozioni possiamo individuare delle caratteristiche peculiari: la felicità e la rabbia sono caratterizzati da una forte intensità, ma il primo spesso ha suoni acuti e il secondo gravi; invece la tristezza è caratterizzata da intensità bassa e suono grave.

Il parlato fornisce moltissime informazioni ma il nostro cervello per non andare in tilt seleziona quelle più rilevanti, quindi spesso ci affidiamo ad alcuni indizi scartandone altri. Grazie ai bambini e ai ragazzi che ho incontrato ho capito però che le persone con una disabilità sensoriale non colgono meno informazioni di noi, ma colgono informazioni diverse come spiegato in questo articolo sulla vicarianza.

Dott.ssa Samantha Bruno

psicologiaapezzi.com            

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