Cosa ci vuole dire “il parlato”?


Cosa ci vuole dire “il parlato”?

Ogni giorno ci capita di interagire con diverse persone e lo facciamo con
naturalezza senza che ci appaia difficile. D’altra parte “il parlato” ci
fornisce numerose informazioni: non è importante solo il cosa ci dice l’altra
persona ma anche il come, il quando e il dove, tutti indizi che noi cogliamo in
automatico ma sui quali non sempre ci fermiamo a riflettere.

Il lavoro con persone con disabilità sensoriali mi ha permesso di diventare
più sensibile ad alcune informazioni del parlato di cui prima non ero
pienamente consapevole. Nella concezione comune la persona con disabilità è
caratterizzata solo dalla mancanza o dall’assenza, ma nella mia esperienza ho
avuto modo di capire invece che la natura umana in carenza di una informazione
cerca altri indizi in grado di dare indicazioni simili.

I bambini ciechi e ipovedenti mi hanno reso più consapevole di alcune
caratteristiche del parlato. Parlare ad una velocità più o meno elevata; essere
rivolti verso una persona oppure no; utilizzare la voce in un modo piuttosto
che in un altro sono tutte caratteristiche che veicolano e contraddistinguono
il messaggio che noi stiamo mandando.

Soffermandosi sulla voce possiamo distinguere le caratteristiche stabili da
quelle variabili.

Le prime sono l’estensione, parola che indica tutti i suoni, dal più grave
al più acuto, che la 
voce umana può
produrre; e il timbro, che consente all’ascoltatore di identificare la fonte
sonora, rendendo la voce di una persona distinguibile da quella di un’altra.

Le seconde, le caratteristiche variabili, sono l’intensità, più comunemente
conosciuta come il 
volume sonoro, ossia la qualità che distingue i suoni in deboli da quelli forte; e
l’altezza o frequenza, che permette di differenziare un suono acuto da uno
grave.

Modificando un suono in base alla sua intensità e alla sua altezza possiamo
dare maggiori informazioni in merito al messaggio che vogliamo inviare e
possiamo anche esprimere il nostro stato interno, infatti se pensiamo alle
emozioni possiamo individuare delle caratteristiche peculiari: la felicità e la
rabbia sono caratterizzati da una forte intensità, ma il primo spesso ha suoni
acuti e il secondo gravi; invece la tristezza è caratterizzata da intensità
bassa e suono grave.

Il parlato fornisce moltissime informazioni ma il nostro cervello per non
andare in tilt seleziona quelle più rilevanti, quindi spesso ci affidiamo ad
alcuni indizi scartandone altri. Grazie ai bambini e ai ragazzi che ho
incontrato ho capito però che le persone con una disabilità sensoriale non
colgono meno informazioni di noi, ma colgono informazioni diverse come spiegato
in questo
articolo sulla vicarianza.

 

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