Bullismo, tutti possiamo fare qualcosa!


Daniele Cassioli

Rimbalzano articoli da rabbrividire di ragazzi che si
tolgono la vita troppo presto, di adolescenti che, anche senza arrivare a gesti
estremi subiscono le pressioni delle prese in giro, del giudizio degli altri.

Quando uno ti giudica, poi lo fanno in due e poi in molti
può succedere di convincersi che quello che viene detto su di te sia giusto,
può accadere che si arrivi a pensare di non meritare l’affetto degli altri, il
bene di un compagno o il semplice diritto di essere felici.

A volte è successo anche a me. Arrivavo addirittura a
convincermi del fatto che, per la mia condizione, fosse inevitabile soffrire,
essere preso in giro o giudicato malamente dagli altri.

Oggi si parla di bulli, ai miei tempi questo termine non
c’era ma le persone non erano migliori o peggiori.

Questa tendenza ad accanirsi su qualcuno ha radici molto
profonde che partono dall’educazione.

E dell’educazione i responsabili siamo noi tutti, nessuno
escluso.

Sicuramente il ruolo della famiglia è fondamentale ma non è
l’unico a indirizzare il pensiero e le azioni dei nostri giovani.

Quante volte assisto a partite di settori giovanili di
qualsiasi sport e si sentono dagli spalti lamentele contro l’arbitro, insulti
nei confronti degli avversari e raramente si incita la squadra del nostro
figlio; il palco scenico sembra essere la tribuna più che il campo da gioco.

Quante volte ci si fa un’idea di uno studente e poi non la
si cambia più fino alla fine dell’anno?

E questi sarebbero gli adulti?

Il ragazzo di cui ci occupiamo diventa quasi un protetto e
tutto ciò che può frustrarne, anche per un secondo, le intenzioni va criticato,
attaccato, insultato.

Abituiamo questi ragazzi a tifare per loro stessi, non facciamo
loro credere che insultare l’avversario, criticare chi ci appare contrario ai
nostri piani sia la strada giusta.

Quando vado nelle scuole mi commuovo sempre perché le loro
domande, le loro curiosità, i loro dubbi sono stupendi da ascoltare, da capire
e da approfondire. Quando la sensazione di essere giudicati viene meno sono
loro i primi ad esprimere le emozioni che hanno dentro.

Allora lasciamo che siano loro a parlare, facciamo in modo
che ci  rendano partecipi di ciò che
hanno dentro, non riempiamo la loro esistenza con  i nostri sentimenti, le nostre frustrazioni e i
nostri pregiudizi.

Accompagnarli per mano nel cammino della vita non vuol dire
scegliere per loro, spazzare via gli ostacoli che si parano davanti costi quel
che costi. Accompagnarli vuol dire esserci anche per aiutarli dopo una caduta,
non evitare sempre a tutti i costi che passino attraverso una difficoltà.

I giovani sono speciali e sono libri sconfinati da scrivere,
storie che è stupendo guardare mentre si creano, mentre succedono.

Ogni studente è un potenziale campione, un possibile eroe. Anche
se non segna la domenica, anche se fa 0 su 10 da 2, anche se prende un brutto
voto.

Valorizziamo ciò che hanno di buono…

Se curiosiamo dentro di loro qualcosa si trova sempre,
bisogna cercare bene però, senza essere distratti dalle nostre abitudini, dai
nostri pregiudizi e dalle nostre debolezze.

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